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Anthony Smith non ci avrà messo molto a finire in prima pagina per qualcosa di diverso dalle sue analisi. Ritiratosi dalle gabbie dal 2025, l'ex pretendente alla cintura dei pesi mediomassimi dell'UFC è stato fermato nella sua casa in Nebraska il 28 luglio, poi condotto in custodia. Le accuse mosse contro l'ex combattente: violenze domestiche che hanno causato lesioni gravi, minacce terroristiche e sequestro di persona.
L'uomo di 38 anni, che aveva festeggiato il suo compleanno due giorni prima, è comparso mercoledì davanti a un tribunale della contea di Sarpy. Il giudice ha fissato la sua cauzione a 500.000 dollari, una somma che è riuscito a raccogliere subito dopo. Rilasciato a condizioni, resta sotto processo per fatti che potrebbero costargli diversi decenni di prigione.
L'uomo di 38 anni, che aveva festeggiato il suo compleanno due giorni prima, è comparso mercoledì davanti a un tribunale della contea di Sarpy.
Un palmarès rispettato, una riconversione riuscita
Il nome di Anthony Smith evoca prima di tutto una carriera di diciassette anni nelle gabbie, conclusa con un bilancio di 38 vittorie e 22 sconfitte. Il suo momento di gloria resterà quel 2 marzo 2019 a Las Vegas, quando sfidò Jon Jones per il titolo dei mediomassimi. Aveva perso per decisione unanime al termine di cinque round, ma la sua resistenza contro il più grande combattente nella storia della categoria gli aveva guadagnato il rispetto unanime dell'ambiente.
Soprannominato "Lionheart", il nativo di Corning in Iowa incarnava una forma di tenacia operaia, lontano dai personaggi stravaganti che l'UFC ama promuovere. Il suo ritiro, annunciato senza clamore all'inizio del 2025, aveva sorpreso, ma la sua transizione al microfono di ESPN sembrava naturale: posato, preciso, analizzava i combattimenti con un'autorità che solo i veterani possiedono.
Tre notti al centro dell'accusa
I dettagli del fascicolo restano frammentari. Secondo i documenti giudiziari consultati da diversi media americani, l'arresto fa seguito a una chiamata alle forze dell'ordine nella notte tra il 27 e il 28 luglio. La presunta vittima è la sua compagna. Gli investigatori dell'ufficio dello sceriffo della contea di Sarpy hanno ritenuto la qualifica di lesioni corporali gravi, un grado che distingue il caso da una semplice lite domestica.
L'accusa di minacce terroristiche incuriosisce di più. In Nebraska, questa qualifica copre le minacce di commettere un atto di violenza destinato a terrorizzare una persona o un gruppo. Nessun elemento suggerisce per ora un legame con un'organizzazione o una corrente ideologica; si tratterebbe di minacce proferite nel contesto della lite.
Il sequestro di persona, terzo capo del fascicolo, completa un quadro giudiziario che potrebbe valere a Smith tra dieci e cinquanta anni di carcere se i tre capi fossero confermati al termine di un processo.
La caduta di una voce familiare
Per l'UFC e ESPN, lo shock è doppio. Smith non era un ex combattente discreto: appariva regolarmente in onda, copriva gli eventi in diretta e partecipava ai programmi-dibattito che scandiscono le settimane di combattimento. La sua notorietà post-carriera superava quella di molti atleti ancora in attività.
L'organizzazione di Dana White, abituata alle controversie extra-sportive, non ha comunicato sul caso. ESPN, dal canto suo, ha rimosso Smith dalla sua programmazione senza annuncio formale. La macchina mediatica americana, che aveva coperto con empatia i suoi esordi come analista, segue ora una cronaca giudiziaria completamente diversa.
Il caso ricorda quanto sia sottile il confine tra la figura pubblica che i fan credono di conoscere e l'uomo dietro la telecamera. Prima che la giustizia del Nebraska decida, Anthony Smith dovrà rispondere di fatti che, se confermati, eclisseranno definitivamente una carriera costruita sulla più nobile delle reputazioni: quella di un combattente che non si tirava mai indietro.