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La NBA Europe non è più soltanto un’idea che aleggia sopra i palazzetti del continente. Il dossier entra in una fase politica molto più concreta: i proprietari dell’EuroLeague devono riunirsi all’inizio di ottobre in Italia per esaminare i prossimi passi da compiere nelle discussioni con la NBA e la FIBA. La posta in gioco va oltre una semplice cooperazione commerciale. Riguarda la governance, le licenze, i club storici e il modo in cui il basket europeo vuole vendere il proprio futuro.
Un appuntamento che può pesare molto
La data del 5 ottobre ritorna nelle diverse informazioni pubblicate questa settimana.
La data del 5 ottobre ritorna nelle diverse informazioni pubblicate questa settimana. I proprietari dei club azionisti dell’EuroLeague dovrebbero ritrovarsi nella regione del lago di Como, con sul tavolo l’ipotesi di un riavvicinamento molto più stretto al progetto NBA Europe. Secondo gli elementi riportati da diversi media europei, la lega nordamericana potrebbe arrivare a presentare un’offerta per la stessa EuroLeague.
Il punto importante riguarda meno lo scenario italiano che il momento scelto. La NBA e la FIBA lavorano da mesi a una competizione europea potenzialmente destinata a partire nell’autunno 2027. Di fronte a questo calendario, l’EuroLeague non può rimanere troppo a lungo in una posizione d’attesa. Deve decidere se cercare un accordo con il nuovo progetto, negoziare un ruolo centrale nell’architettura futura o proseguire con il proprio piano di espansione.
Due visioni per lo stesso mercato
Il basket europeo vive già con diverse competizioni di primo piano, ma la NBA cambia la scala del dibattito. Il suo progetto si basa su franchigie fisse nelle grandi città, investitori potenti e una promessa di ricavi molto superiore agli standard attuali del continente. La Gazzetta dello Sport ha illustrato negli ultimi mesi l’interesse di investitori e club esistenti per posti permanenti, in particolare a Milano, Roma, Londra, Parigi, Madrid, Barcellona, Berlino, Monaco, Istanbul o Atene.
L’EuroLeague, invece, possiede ciò che la NBA non può creare con uno schiocco di dita: la storia recente dell’altissimo livello europeo, rivalità consolidate, tifoserie calorose e marchi sportivi già riconoscibili. È anche ciò che rende il dossier delicato. Un accordo potrebbe concentrare il valore ed evitare una guerra di calendari. Una separazione netta potrebbe frammentare i diritti, gli organici e l’attenzione del pubblico.
I club di fronte alla scelta più delicata
Per i club, la questione non è soltanto sapere chi prometta più denaro. Una competizione gestita con la potenza commerciale della NBA può offrire visibilità mondiale, ma rischia anche di modificare gli equilibri sportivi. Le licenze chiuse, il ruolo dei campionati nazionali, l’accesso per merito sportivo e l’identità locale dei club saranno altrettanti punti incandescenti.
Il capo dell’EuroLeague, Chus Bueno, ha già lasciato intendere che una collaborazione resti possibile, pur ammettendo che la sua organizzazione possa continuare da sola se nessun compromesso risultasse accettabile per entrambe le parti. Questa frase riassume la tensione del momento: nessuno vuole uscire indebolito dalla trattativa, ma tutti sanno che due grandi leghe concorrenti in competizione per le stesse città e gli stessi sponsor avrebbero un costo.
Ottobre come primo spartiacque
Il 5 ottobre probabilmente non dirà tutto. Un dossier del genere raramente si risolve in una sola riunione, tanto meno quando si intrecciano valutazioni, licenze, diritti commerciali e calendari internazionali. Ma questo appuntamento può fissare una direzione. Se aprirà la strada all’integrazione dell’EuroLeague in NBA Europe, il basket continentale cambierà dimensione molto rapidamente. Se confermerà una linea indipendente, l’autunno 2027 potrebbe assomigliare a una battaglia campale.
Per i tifosi, il vero tema resterà semplice: vedere i migliori club e i migliori giocatori in una competizione chiara, forte e non soltanto ricca. È spesso proprio qui che i grandi progetti scoprono il loro avversario più ostinato: il campo.