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Alex Ovechkin ha scelto l’inizio della stagione per fugare ogni dubbio. Il capitano dei Washington Capitals ha annunciato ai suoi compagni che la stagione 2026-2027 sarà la sua ultima in NHL. A 41 anni, il miglior marcatore nella storia della lega non si ritira ancora: apre l’ultima campagna, con 82 partite di stagione regolare davanti a sé e una franchigia che vuole evitare che l’addio sembri una semplice tournée celebrativa.
Un annuncio prima della prima in casa
Ovechkin ha parlato alla squadra prima della prima partita casalinga dei Capitals, prevista contro Pittsburgh, l’avversario più legato alla sua epoca insieme a Sidney Crosby.
Il calendario conferisce ulteriore peso al momento. Ovechkin ha parlato alla squadra prima della prima partita casalinga dei Capitals, prevista contro Pittsburgh, l’avversario più legato alla sua epoca insieme a Sidney Crosby. Voleva chiarire il proprio futuro prima che la stagione entrasse nel vivo, invece di lasciare che ogni trasferta diventasse una domanda ancora aperta.
Il messaggio inviato allo spogliatoio è semplice: sarà l’ultimo anno, ma non un anno da museo. Washington ha iniziato la stagione in trasferta e Ovechkin vuole ora riportare la discussione sul gioco. È anche per questo che l’annuncio arriva presto. Evita settimane di speculazioni, conferenze stampa ripetitive e mezze risposte sul futuro. Tutti lo sanno. Ora resta da giocare.
Numeri che pesano già moltissimo
Ovechkin non aveva bisogno di questo annuncio per entrare nella storia. Ha superato Wayne Gretzky nella classifica dei gol in stagione regolare nell’aprile 2025 e affronta questa stagione con 929 reti in NHL. La sua eredità non si limita a questo record: 22 stagioni con Washington, una Stanley Cup nel 2018, un Conn Smythe al termine di quella conquista, tre trofei Hart e una collezione di primati offensivi che raccontano tanto la sua longevità quanto la potenza del suo tiro.
La dimensione più rara resta forse la sua fedeltà. Dal suo arrivo come prima scelta del draft 2004, ha attraversato le diverse versioni dei Capitals senza cambiare maglia. In una lega in cui i cicli sportivi si rinnovano rapidamente, ventidue stagioni nella stessa organizzazione conferiscono al suo addio un peso particolare. Washington non perderà soltanto un’ala sinistra. La franchigia volterà pagina intorno a quella attorno alla quale si è costruita per due decenni.
Un ultimo obiettivo collettivo
Sarà forte, ovunque, la tentazione di guardare ogni presenza sul ghiaccio come un’immagine da album. I Capitals, però, devono resistere a questa trappola. Ovechkin ha insistito sull’idea di godersi il momento, ma anche sull’ambizione di raggiungere i playoff. La sua squadra arriva da una stagione 2025-2026 senza playoff, mancati per poco, e l’ultima danza non avrà lo stesso sapore se si concluderà ad aprile senza un prolungamento.
Washington ha ancora ragioni per crederci. La rosa è stata rinforzata per accompagnare questo ultimo tentativo, e l’Est resta abbastanza equilibrato perché una serie di vittorie possa cambiare rapidamente la lettura di una stagione. La domanda non sarà soltanto quanti gol Ovechkin aggiungerà al suo totale. Sarà misurare quanto il suo spogliatoio possa ancora sostenerlo, soprattutto quando l’emozione comincerà a farsi sentire nelle ultime settimane.
Il seguito, senza fretta
Ovechkin non ha annunciato cosa farà dopo la NHL. La possibilità di un ritorno simbolico alla Dinamo Mosca esiste da tempo nel suo racconto, ma nulla è stato ufficializzato. Per ora, il quadro è Washington, il ghiaccio nordamericano e una stagione che inizia con una certezza rara: ogni partita avvicina uno dei più grandi finalizzatori dell’hockey alla sua uscita di scena.
La cosa più interessante, ormai, sarà vedere come trasformerà questa certezza in energia. Una tournée d’addio può appesantire le gambe. Può anche liberare un giocatore che non deve più lasciare una porta socchiusa. Con Ovechkin, la suspense non riguarda più il ritiro. Riguarda ciò che farà del tempo che gli resta e il modo in cui i Capitals sapranno regalare al loro capitano un’ultima vera corsa, invece di un lungo saluto.