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Kristina Liutova, 16 anni e proveniente dalle qualificazioni, si invita in finale a Memphis ed entra nella storia

Nessuno se l'aspettava nel ultimo quadrato, figuriamoci in finale. Kristina Liutova, qualificata di 16 anni classificata oltre la 200esima posizione mondiale, ha però…

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Redatto con l’assistenza di strumenti di intelligenza artificiale e verificato con controlli automatici.

Nessuno se l'aspettava nel ultimo quadrato, figuriamoci in finale. Kristina Liutova, qualificata di 16 anni classificata oltre la 200esima posizione mondiale, ha però attraversato il tabellone del WTA 250 di Memphis come una veterana, conquistando sabato il biglietto per la prima finale della sua carriera nel circuito principale.

Il suo percorso sembra una favola: sei vittorie in otto giorni contando le qualificazioni, una testa di serie numero uno spazzata via al primo turno, e altri due successi convincenti fino alla semifinale vinta sabato contro l'americana Elvina Kalieva in due set. La russa è diventata la prima giocatrice nata negli anni 2010 a giocare una finale WTA. Una tappa simbolica che dice molto sulla precocità del tennis femminile attuale.

La russa è diventata la prima giocatrice nata negli anni 2010 a giocare una finale WTA.

Un primo turno che ha ghiacciato il Tennessee

Tutto è cambiato dal suo esordio, martedì, contro Ekaterina Alexandrova. La testa di serie numero uno, 13esima mondiale, è crollata in piena partita, vittima di un colpo di calore sotto i 38 gradi di Memphis. Portata via in sedia a rotelle, Alexandrova ha lasciato dietro di sé un'immagine preoccupante e un'avversaria in lacrime, quasi imbarazzata per aver vinto.

Liutova conduceva già 6-3, 5-4 al momento del ritiro. Chi ha visto la partita parla di una ragazzina che colpiva senza tremare, prendendo la palla presto, tenendo lo scambio col dritto senza mai cercare la rete per respirare. Il pubblico del Tennessee, inizialmente dalla parte di Alexandrova, ha finito per applaudire l'ignota che aveva appena fatto cadere la favorita.

Un tennis senza complessi

Ciò che colpisce in Liutova, oltre all'età, è l'assenza di tempi morti. Non specula, non calcola. La sua palla schiocca, il suo rovescio lungolinea è un'arma di cui non si priva, e il suo servizio, ancora migliorabile, compensa con un piazzamento che le permette di dettare fin dal secondo colpo.

Contro McNally nei quarti, ha annullato cinque palle break nel primo set prima di chiudere 6-3, 6-4. Sabato contro Kalieva, il copione è stato ancora più netto: due break precoci, una gestione impeccabile di fine set. La russa non gioca come un'adolescente che scopre il circuito. Gioca come qualcuno che ha già deciso di avere il suo posto, con un'autorità naturale che i suoi allenatori descrivono come il frutto di una maturità forgiata nel circuito ITF.

Coco Gauff nel mirino

Il parallelo con Coco Gauff è inevitabile. L'americana aveva 15 anni quando è esplosa a Wimbledon nel 2019. Liutova, invece, si regala una finale WTA prima dei 17 anni, cosa che Gauff non era riuscita a fare all'epoca. Il tetto è ovviamente lontano, e il confronto peserebbe su spalle ancora fragili, ma l'eco c'è.

La finale di domenica la vedrà opposta a un'avversaria più esperta. Che vinca o no, Liutova ha già cambiato dimensione: una classifica che balzerà di almeno sessanta posizioni, una wild card per il prossimo Slam che si profila, e una notorietà improvvisa che il suo entourage dovrà gestire con cura. L'ultima volta che una giocatrice così giovane ha raggiunto una finale WTA, il circuito non aveva ancora conosciuto l'era post-Serena. Domenica, a Memphis, forse si volta pagina. Nei corridoi del club di tennis locale, si incrociano già le dita perché la russa diventi qualcosa di più di un fuoco di paglia. Il tennis femminile ha visto passare troppi prodigi effimeri per entusiasmarsi senza riserve. Ma raramente un'irruzione nel circuito è sembrata così naturale, così poco forzata. Come se Liutova avesse semplicemente preso il treno che aspettava da sempre sul binario.

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