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Novak Djokovic ama sfidare le convenzioni. Il serbo con ventiquattro titoli del Grande Slam ha rimesso una moneta nella macchina la scorsa settimana proponendo di ridurre i set a quattro giochi, con o senza vantaggio, per portare le partite intorno alle due ore. Un'idea pensata per attrarre un pubblico più giovane e broadcaster frettolosi. Kim Clijsters, invece, non ne vuole sapere. L'ex numero uno al mondo belga ha espresso il suo disaccordo senza mezzi termini nel suo podcast Love All, rilanciando un dibattito che divide il circuito.
La polemica va oltre il semplice disaccordo tra due campioni. Rivela una tensione profonda tra la ricerca della modernità e l'attaccamento alle tradizioni che hanno costruito la leggenda del tennis. Djokovic, trentanove anni e sempre alla ricerca di un venticinquesimo Major, pensa da costruttore oltre che da giocatore. Clijsters, ritirata dai campi dal 2022 ma ancora molto ascoltata, difende una visione romantica del gioco. Due modi di amare il tennis, due diagnosi opposte su ciò di cui ha bisogno per rimanere rilevante in un panorama sportivo mondiale sempre più competitivo.
Rivela una tensione profonda tra la ricerca della modernità e l'attaccamento alle tradizioni che hanno costruito la leggenda del tennis.
La proposta di Djokovic: un tennis più compatto
La diagnosi del campione serbo è nota: le partite interminabili, a volte oltre le quattro o cinque ore, scoraggiano parte del pubblico e complicano la programmazione dei tornei. La sua soluzione è radicale. Set giocati in quattro giochi vincenti, eventualmente senza vantaggio, mantenendo il formato al meglio dei cinque set. L'obiettivo dichiarato: garantire una durata massima di circa due ore per incontro, ricalcata sugli standard degli altri sport principali.
Djokovic ha formulato questa proposta all'inizio di agosto, sulla scia di diverse prese di posizione sul futuro del tennis. Il giocatore di trentanove anni, che siede nel consiglio dei giocatori, milita attivamente per una modernizzazione del circuito. Si basa su dati di ascolto: le partite di oltre tre ore perdono spettatori, soprattutto tra gli under 35. La sua voce conta, ma non fa l'unanimità. Diversi giocatori della top 50 hanno già fatto sapere, in privato, di ritenere la misura troppo brutale.
Clijsters: «Non c'è niente di più formidabile di una partita di quattro o cinque ore»
Kim Clijsters ha scelto il suo podcast per rispondere. La belga, quattro volte vincitrice di Slam ed ex numero uno al mondo, ha difeso una visione opposta dello spettacolo tennistico. «Penso che non ci sia niente di più formidabile che assistere a una partita di quattro o cinque ore», ha dichiarato. Per lei, la durata non è un difetto ma una componente essenziale del dramma sportivo che il tennis può produrre.
L'ex campionessa ha anche messo in discussione la coerenza del discorso di Djokovic. «La pensavi così vent'anni fa?» La domanda centra l'obiettivo. Djokovic ha costruito parte della sua leggenda sulla capacità di vincere maratone fisiche e mentali, in particolare la semifinale di Wimbledon 2018 contro Rafael Nadal o la finale degli Australian Open 2012 contro lo stesso avversario, due battaglie oltre le cinque ore. Ridurre il formato oggi equivarrebbe a cancellare il tipo stesso di prova che ha forgiato il suo mito. Clijsters, abituata alle grandi battaglie in tre set in un'epoca in cui il tennis femminile produceva partite da antologia, sa di cosa parla.
La frattura generazionale del circuito
Il divario non si riduce a due campioni. Attraversa il tennis mondiale. Da un lato, i sostenitori di una modernizzazione dettata dall'economia dell'attenzione e dai vincoli dei broadcaster. Dall'altro, i custodi di una tradizione che fa della resistenza e della resilienza virtù cardinali del gioco. I tornei del Grande Slam, che generano la maggior parte dei ricavi del circuito, osservano il dibattito con attenzione senza prendere posizione.
La proposta di Djokovic ha il merito di aprire una discussione che il tennis ha rimandato troppo a lungo. Gli ascolti dei tornei non Slam si stanno erodendo. Le giovani generazioni consumano lo sport per estratti. Ma la soluzione di Clijsters ricorda che la magia del tennis nasce spesso in quei momenti in cui tutto sembra perduto, in cui un giocatore recupera due set di svantaggio sotto un caldo soffocante. Questi istanti scomparirebbero con set in quattro giochi. Tra urgenza economica e preservazione dell'anima del gioco, il tennis cammina su un filo.
La palla ora è nel campo delle istituzioni. ATP e WTA osservano, consultano, ma non hanno ancora deciso nulla. Il dibattito promette di essere protagonista nei prossimi incontri del circuito, e forse fino agli US Open tra tre settimane. Una cosa è certa: nessuno ha finito di parlarne.